Il PDP (Piano Didattico Personalizzato) è un documento ufficiale della scuola utilizzato nei casi di Bisogni Educativi Speciali, come DSA, ADHD, DOP e situazioni di svantaggio socio-economico, culturale o linguistico, non riconducibili alla Legge 104/1992. Serve a formalizzare strumenti compensativi, misure dispensative e criteri di valutazione adeguati. Esso non modifica gli obiettivi di apprendimento, ma regola le modalità con cui lo studente può dimostrare le proprie competenze.
PDP: cos’è e significato
Il Piano Didattico Personalizzato è un atto di progettazione didattica con cui il Consiglio di classe stabilisce come organizzare insegnamento, verifiche e valutazione, a scuola, in presenza di specifici bisogni educativi. Non descrive lo studente, ma regola l’azione didattica dei docenti in modo coerente e documentabile.
Il significato del PDP è rendere valutabili le competenze reali dell’alunno, evitando che difficoltà specifiche interferiscano con la prestazione. Per questo il PDP non è una facilitazione: non semplifica i contenuti né abbassa gli standard. Regola le modalità operative, consentendo allo studente di dimostrare ciò che sa e sa fare a parità di obiettivi formativi.
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PDP a scuola: quando si usa
Il PDP a scuola viene adottato nei casi di Bisogni Educativi Speciali non riconducibili alla disabilità ai sensi della Legge 104/1992, quando le difficoltà dello studente incidono sul processo di apprendimento e di valutazione.
Il PDP è obbligatorio per gli alunni con DSA, in presenza di una diagnosi valida: in questi casi la scuola ha il dovere di predisporlo. Per gli alunni con ADHD e DOP, anche se certificati, il Piano Didattico Personalizzato non è imposto dalla legge: la sua attivazione dipende da una decisione motivata del Consiglio di classe, sulla base delle esigenze didattiche rilevate. Inoltre, può essere utilizzato in situazioni di svantaggio socio-economico, culturale o linguistico, anche temporanee; in questi casi non è richiesta certificazione medica e la valutazione spetta esclusivamente alla scuola.
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PDP e PEI: differenze fondamentali
Il PDP e il PEI sono strumenti diversi, destinati a situazioni educative differenti e spesso confusi in modo improprio.
Il PDP riguarda gli alunni con Bisogni Educativi Speciali non certificati ai sensi della Legge 104/1992, come DSA, ADHD, DOP o situazioni di svantaggio. Regola strumenti compensativi, misure dispensative e criteri di valutazione, mantenendo invariati gli obiettivi di apprendimento.
Il PEI, invece, riguarda esclusivamente gli alunni con disabilità certificata ai sensi della Legge 104/1992. È un progetto educativo globale che definisce obiettivi personalizzati, interventi educativi, didattici e inclusivi, ed è redatto dal GLO.
La normativa di riferimento distingue chiaramente i due strumenti: il PDP nasce nell’ambito della normativa sui DSA e sui BES, mentre il PEI è disciplinato dalla normativa sulla disabilità e sull’inclusione scolastica.
Un errore comune è ritenere che entrambi i documenti siano equivalenti o che il PDP possa sostituire il PEI: questo è scorretto. La presenza della certificazione 104 impone il PEI e i due documenti non sono intercambiabili.
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Chi redige il PDP e come
Il PDP è redatto dalla scuola attraverso l’organo collegiale competente: il team docente nella scuola primaria e il Consiglio di classe nella scuola secondaria. La responsabilità è collegiale e le decisioni devono essere motivate e verbalizzate.
La famiglia partecipa in funzione collaborativa: fornisce informazioni utili, prende visione del documento e lo firma, senza potere decisionale sulle scelte didattiche, che restano di competenza dei docenti.
Il PDP a scuola viene predisposto di norma all’inizio dell’anno scolastico o nel momento in cui emergono i bisogni educativi che ne giustificano l’attivazione. Ha validità annuale e può essere aggiornato in qualsiasi momento, se cambiano le condizioni educative o didattiche dello studente.
Questo chiarisce il significato del PDP come strumento di responsabilità professionale della scuola.
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Un PDP a scuola è un documento strutturato e deve contenere elementi essenziali e verificabili:
Dati dell’alunno Informazioni anagrafiche, classe frequentata e riferimenti generali al percorso scolastico.
Difficoltà rilevate Descrizione sintetica delle difficoltà che incidono sull’apprendimento, sulla prestazione o sulla valutazione, sulla base di diagnosi e/o osservazioni didattiche.
Obiettivi didattici Gli obiettivi restano quelli della classe, senza riduzioni.
Strumenti compensativi Strumenti che aiutano lo studente a compensare la difficoltà (es. mappe, formulari, strumenti digitali).
Misure dispensative Misure che dispensano da alcune prestazioni non essenziali rispetto agli obiettivi (es. riduzione del carico, tempi aggiuntivi).
Criteri di valutazione Indicazioni su come vengono svolte e valutate le verifiche, in coerenza con il bisogno specifico dell’alunno.
Questi elementi chiariscono il significato del PDP come strumento operativo e verificabile.
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Esempi pratici
Di seguito alcuni esempi tipici di applicazione del PDP a scuola nella pratica didattica.
Esempi di strumenti compensativi
mappe concettuali e schemi forniti dal docente
formulari di matematica e tabelle delle regole
calcolatrice e strumenti digitali
sintesi vocale e videoscrittura con correttore
audiolibri o testi digitali
Esempi di misure dispensative
dispensa dalla lettura ad alta voce
riduzione della quantità di esercizi, a parità di obiettivi
dispensa dalla copiatura dalla lavagna
tempi aggiuntivi per lo svolgimento delle prove
interrogazioni programmate
Esempi di adattamento della verifica
prove scritte strutturate o semistrutturate
suddivisione della verifica in più parti
utilizzo degli strumenti compensativi durante le prove
prevalenza della valutazione orale su quella scritta, se previsto
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Normativa di riferimento
Il PDP a scuola si fonda su un insieme di norme che regolano l’intervento didattico nei casi di alunni con DSA e altri BES.
Legge 170/2010: riconosce i Disturbi Specifici di Apprendimento e stabilisce il diritto all’uso di strumenti compensativi e misure dispensative, attuati attraverso il PDP.
DM 5669/2011 e Linee guida sui DSA: definiscono in modo operativo struttura, finalità e utilizzo del PDP per gli alunni con DSA.
Direttiva MIUR 27 dicembre 2012: introduce la categoria dei Bisogni Educativi Speciali, includendo disturbi evolutivi e situazioni di svantaggio che necessitano di intervento didattico inclusivo.
Circolare Ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013: chiarisce che, nei casi BES diversi dai DSA, l’adozione del PDP è rimessa alla valutazione del Consiglio di classe o del team docente.
DPR 275/1999 (Autonomia scolastica): attribuisce alla scuola la responsabilità di progettare e motivare le scelte didattiche, compreso l’uso del Piano Didattico Personalizzato.
Questo quadro normativo chiarisce il significato del PDP come strumento di responsabilità didattica della scuola.
Domande frequenti (FAQ)
Il PDP è obbligatorio? Esso è obbligatorio nei casi di DSA, in presenza di diagnosi valida. Negli altri casi di BES (es. ADHD, DOP, svantaggio socio-economico o linguistico) non è obbligatorio: la sua adozione dipende da una decisione motivata del Consiglio di classe o del team docente.
Chi firma il PDP? Esso è redatto e deliberato dalla scuola. La famiglia firma per presa visione e condivisione, non per autorizzare le scelte didattiche, che restano di competenza dei docenti.
Il PDP vale per gli esami? Sì. Se applicato durante l’anno, il Piano Didattico Personalizzato vale anche nelle prove di esame, limitatamente agli strumenti compensativi e alle misure previste, purché coerenti con il percorso svolto.
La famiglia può rifiutare il PDP? La famiglia può non firmare o dichiarare di non condividerne i contenuti. Questo non equivale, però, a un potere di veto sulle decisioni didattiche della scuola.
Se la famiglia non firma il PDP, ha comunque effetto?
Nei casi di DSA, esso è atto dovuto: la mancata firma non ne impedisce l’applicazione. La scuola verbalizza il rifiuto e applica comunque le misure previste.
Nei casi di BES non DSA, il Piano Didatttico Personalizzato è facoltativo: la mancata firma non lo rende nullo, ma richiede una motivazione didattica particolarmente solida e una gestione prudente da parte della scuola.
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