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Che cos’è la tassonomia di Bloom?
La tassonomia di Bloom è un modello che classifica gli obiettivi di apprendimento in sei livelli cognitivi: ricordare, comprendere, applicare, analizzare, valutare e creare. Serve a progettare attività, obiettivi e verifiche in modo più chiaro e coerente.

Che cos’è la tassonomia di Bloom

La tassonomia di Bloom è una classificazione degli obiettivi di apprendimento. Serve al docente per capire che tipo di operazione mentale sta chiedendo allo studente di svolgere.

Non tutte le richieste scolastiche, infatti, impegnano la mente allo stesso modo. Una cosa è chiedere di ricordare una definizione; un’altra è chiedere di spiegarla con parole proprie; un’altra ancora è applicarla, confrontarla, giudicarla o usararla per produrre qualcosa di nuovo. La tassonomia di Bloom serve proprio a ordinare questi diversi livelli di lavoro cognitivo, dal più semplice al più complesso.

In termini pratici, questo modello aiuta a distinguere tra domande come:

  • “Che cos’è la fotosintesi?”
  • “Spiega con parole tue come avviene la fotosintesi.”
  • “Applica questo concetto per spiegare il comportamento di una pianta tenuta al buio.”

Le tre richieste riguardano lo stesso argomento, ma non chiedono la stessa cosa. La prima punta soprattutto al recupero di una conoscenza; la seconda richiede comprensione; la terza richiede applicazione. La tassonomia di Bloom aiuta il docente a vedere con chiarezza questa differenza.

Per questo motivo è uno strumento utile nella didattica. Permette di scrivere obiettivi più precisi, scegliere attività coerenti e costruire verifiche adeguate. Se voglio che lo studente sappia soltanto riconoscere un contenuto, formulerò una consegna diversa rispetto a quella che userei se volessi portarlo ad analizzare, valutare o creare.

La funzione della tassonomia, quindi, non è “dare nomi complicati” ai processi di apprendimento, ma aiutare a progettare meglio. Usarla bene significa chiedersi: sto domandando allo studente di ricordare, comprendere, applicare, analizzare, valutare o creare? Da questa risposta dipendono il tipo di attività, il linguaggio della consegna e anche il criterio con cui verrà valutata la prova.

Detto in modo semplice: la tassonomia di Bloom è utile perché aiuta a passare da una didattica generica a una didattica più chiara, più coerente e più consapevole.

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I sei livelli della tassonomia di Bloom

La tassonomia di Bloom organizza l’apprendimento in sei livelli cognitivi progressivi. Questo non significa che uno valga “più” dell’altro in senso assoluto, ma che ciascuno richiede allo studente un’operazione mentale diversa. Nei livelli iniziali prevalgono il recupero e la comprensione delle conoscenze; in quelli successivi entrano in gioco l’uso autonomo, il confronto critico, il giudizio e la produzione personale.

Per il docente, leggere i sei livelli in ordine è utile perché aiuta a capire con maggiore precisione che cosa si sta chiedendo alla classe. Una domanda, un esercizio o una verifica non sono tutti uguali: cambiano in base al tipo di pensiero richiesto.

LivelloChe cosa chiede allo studenteEsempio di consegna
RicordareRecuperare informazioni, definizioni, dati, termini, regole“Definisci il concetto di ecosistema.”
ComprendereSpiegare, riassumere, descrivere con parole proprie, interpretare“Spiega con parole tue come funziona un ecosistema.”
ApplicareUsare una conoscenza in un esercizio, in una situazione nuova o in un caso concreto“Applica il concetto di ecosistema all’analisi di uno stagno.”
AnalizzareScomporre, confrontare, individuare relazioni, distinguere cause ed effetti“Confronta un ecosistema naturale e uno artificiale.”
ValutareEsprimere un giudizio motivato sulla base di criteri“Spiega quale intervento umano danneggia maggiormente l’equilibrio di un ecosistema e perché.”
CreareProdurre un elaborato nuovo, riorganizzare conoscenze, progettare una soluzione“Progetta una campagna di sensibilizzazione per proteggere un ecosistema locale.”

Ricordare

Il primo livello riguarda il recupero delle conoscenze già apprese. Lo studente deve richiamare alla memoria informazioni, termini, date, definizioni, formule, regole o passaggi. È il livello più vicino allo studio mnemonico, ma non per questo è inutile: rappresenta spesso la base necessaria per poter poi comprendere e usare i contenuti.

Rientrano in questo livello richieste come elencare, nominare, riconoscere, definire, ripetere. Per esempio, in storia si può chiedere di indicare la data di un evento; in grammatica di riconoscere un complemento; in scienze di definire un fenomeno.

Comprendere

Comprendere significa andare oltre il semplice ricordo. Lo studente non si limita a ripetere un’informazione, ma mostra di averne colto il senso. Questo avviene quando sa spiegare con parole proprie, riassumere, fare un esempio, descrivere un procedimento o interpretare correttamente un contenuto.

È il livello che permette di capire se lo studio è stato solo ripetitivo oppure reale. Un alunno comprende quando, per esempio, non si limita a recitare una definizione, ma sa chiarirla in forma semplice e corretta.

Applicare

Applicare significa usare ciò che si è appreso in un compito concreto. Qui la conoscenza non resta teorica, ma viene trasferita in un esercizio, in un caso, in un problema o in una situazione diversa da quella usata nella spiegazione iniziale.

Questo livello è molto importante nella didattica, perché mostra se lo studente sa servirsi davvero di un contenuto. In matematica, ad esempio, significa utilizzare una regola per risolvere un problema; in analisi del testo può voler dire applicare una categoria studiata a un brano nuovo.

Analizzare

Analizzare vuol dire scomporre un contenuto nelle sue parti e capire come queste parti si collegano tra loro. Lo studente deve osservare differenze, individuare relazioni, riconoscere strutture, distinguere elementi principali e secondari, mettere in evidenza cause, conseguenze, passaggi logici.

È un livello più complesso, perché richiede uno sguardo meno immediato e più riflessivo. Per esempio, analizzare un testo non significa solo capirlo, ma anche riconoscerne la struttura, i temi, le scelte linguistiche e i rapporti tra le sue parti.

Valutare

Valutare significa formulare un giudizio motivato. Non basta dire che qualcosa è giusto, sbagliato, efficace o debole: occorre spiegare perché, usando criteri chiari. In questo livello entrano il confronto critico, l’argomentazione e la capacità di prendere posizione in modo fondato.

A scuola questo si vede quando si chiede di giustificare una scelta, discutere una tesi, confrontare due soluzioni e stabilire quale sia più convincente. È un livello molto importante perché coinvolge autonomia di pensiero e capacità argomentativa.

Creare

Creare è il livello in cui lo studente usa conoscenze e abilità per produrre qualcosa di nuovo. Non si tratta per forza di inventare da zero, ma di riorganizzare ciò che si sa per costruire un testo, un progetto, una presentazione, una soluzione originale, una proposta personale.

Questo livello richiede una padronanza più ampia, perché presuppone che i livelli precedenti siano già stati in parte consolidati. Uno studente crea quando, per esempio, elabora un prodotto finale, costruisce una presentazione argomentata, progetta un’attività, scrive un testo originale o propone una soluzione ragionata a un problema.

In sintesi, i sei livelli della tassonomia di Bloom aiutano a leggere con maggiore precisione ciò che accade nell’apprendimento. Non servono solo a classificare esercizi e domande, ma soprattutto a progettare meglio: più il docente è consapevole del livello cognitivo richiesto, più obiettivi, attività e verifiche diventano coerenti tra loro.

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A cosa serve la tassonomia di Bloom nella didattica

La tassonomia di Bloom serve a rendere la progettazione didattica più chiara, più ordinata e più coerente. Il suo valore non sta nel fornire un elenco teorico di livelli cognitivi, ma nell’aiutare il docente a capire con precisione che cosa vuole far fare agli studenti e quale tipo di apprendimento intende promuovere.

In didattica, infatti, uno degli errori più frequenti è formulare obiettivi troppo generici, proporre attività scollegate da ciò che si vuole davvero sviluppare oppure valutare con prove che non misurano in modo coerente il lavoro svolto. La tassonomia di Bloom è utile proprio perché aiuta a evitare questo scarto tra obiettivi, attività e verifica.

Formulare obiettivi in modo più preciso

Un primo uso della tassonomia riguarda la scrittura degli obiettivi di apprendimento. Dire che lo studente deve “conoscere un argomento” o “saperlo bene” è troppo vago. La tassonomia obbliga invece a chiarire quale operazione mentale ci si aspetta: deve ricordare informazioni, comprenderle, applicarle, analizzarle, valutarle oppure rielaborarle in modo personale?

Questa distinzione cambia il modo in cui l’obiettivo viene formulato. Un conto è scrivere che l’alunno deve “riconoscere le caratteristiche del testo narrativo”; un altro è dire che deve “analizzare la struttura del testo narrativo” oppure “produrre un testo narrativo coerente”. In tutti e tre i casi l’argomento è simile, ma il livello cognitivo richiesto è diverso. La tassonomia aiuta quindi a scegliere parole più esatte e a definire meglio il traguardo.

Graduare la complessità dell’apprendimento

Un secondo aspetto fondamentale è la possibilità di graduare la complessità. Non tutti gli apprendimenti si costruiscono allo stesso livello fin dall’inizio. Molto spesso è necessario partire da attività più semplici, legate al riconoscimento e alla comprensione, per arrivare poi a compiti più complessi che richiedono applicazione, analisi, giudizio o produzione autonoma.

La tassonomia di Bloom è utile proprio perché aiuta il docente a costruire questa progressione. Permette di pensare il percorso in modo graduale: prima si consolidano le conoscenze di base, poi si lavora sulla comprensione, quindi sull’uso dei contenuti e, solo in un secondo momento, su attività che richiedono confronto, argomentazione o rielaborazione creativa.

Questo non significa che la didattica debba essere rigida o meccanica. Significa, piuttosto, che il docente può organizzare le richieste in modo più consapevole, evitando di pretendere analisi o valutazioni complesse quando non sono ancora state consolidate le basi necessarie.

Progettare attività coerenti con gli obiettivi

La tassonomia di Bloom serve anche a scegliere attività davvero coerenti con ciò che si vuole sviluppare. Se l’obiettivo è il ricordo di concetti fondamentali, saranno adeguate attività di riconoscimento, richiamo e classificazione. Se invece l’obiettivo è la comprensione, sarà più utile chiedere di spiegare, riassumere, riformulare o fare esempi. Se si vuole lavorare sull’applicazione, bisognerà proporre esercizi, casi o problemi. Se il traguardo è l’analisi o la valutazione, serviranno invece confronti, discussioni, argomentazioni, interpretazioni guidate.

Questo aiuta a evitare un errore molto comune: dichiarare obiettivi alti ma proporre attività basse. Per esempio, un docente può scrivere che vuole sviluppare il pensiero critico, ma poi lavorare solo con domande di pura ripetizione. In quel caso c’è una discrepanza tra intenzione didattica e lavoro effettivo. La tassonomia aiuta a far coincidere meglio ciò che si dichiara con ciò che si fa in classe.

Costruire verifiche più mirate

Un altro ambito in cui la tassonomia è particolarmente utile è la valutazione. Anche le verifiche, infatti, non sono tutte uguali. Una prova che chiede di ricordare dati e definizioni accerta soprattutto un livello iniziale; una prova che chiede di applicare conoscenze a un caso o di motivare una scelta valuta invece operazioni cognitive diverse e più complesse.

Usare la tassonomia nella costruzione delle verifiche permette quindi di scegliere domande più mirate. Se l’obiettivo era la comprensione, non basterà una richiesta di memorizzazione. Se l’obiettivo era l’analisi, non sarà sufficiente una definizione. Se il lavoro svolto mirava alla rielaborazione personale, la verifica dovrà lasciare spazio a produzione, collegamenti, argomentazione o progettazione.

In questo senso, la tassonomia migliora anche la qualità della valutazione, perché aiuta il docente a verificare davvero ciò che aveva intenzione di insegnare. La prova diventa più coerente con il percorso e meno casuale.

Uno strumento per rendere più coerente tutta la progettazione

Nel complesso, la tassonomia di Bloom serve a tenere insieme quattro elementi fondamentali della didattica: obiettivi, livelli di complessità, attività e verifiche. Il suo punto di forza è proprio questo: non si limita a classificare il pensiero, ma offre un criterio pratico per progettare in modo più consapevole.

Per il docente significa lavorare con maggiore precisione. Per gli studenti significa trovare consegne più chiare, richieste più comprensibili e percorsi più graduali. Ed è proprio questa coerenza, più che la terminologia tecnica, a rendere la tassonomia di Bloom ancora oggi uno strumento utile nella scuola.

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Esempi pratici della tassonomia di Bloom

La tassonomia di Bloom diventa davvero utile quando viene applicata a situazioni concrete. Conoscere i sei livelli in teoria non basta: ciò che conta, nella pratica didattica, è capire come cambia la richiesta del docente in base all’obiettivo. Lo stesso argomento, infatti, può essere affrontato in modi diversi: si può chiedere allo studente di ricordare un’informazione, di comprendere un concetto, di applicare ciò che ha studiato in un caso concreto, di analizzare relazioni e differenze, di valutare una situazione o di creare un elaborato personale. Gli esempi che seguono servono proprio a mostrare questo passaggio in modo semplice e immediato.

Un esempio nella scuola primaria

Immaginiamo una classe della scuola primaria che sta studiando il ciclo dell’acqua. A un primo livello, l’insegnante può chiedere agli alunni di nominare le fasi principali del fenomeno: evaporazione, condensazione e precipitazione. In questo caso la richiesta riguarda soprattutto il ricordare, cioè il recupero di informazioni già presentate. A un livello successivo, si può chiedere di spiegare con parole proprie che cosa accade durante il ciclo dell’acqua: qui entra in gioco il comprendere, perché non basta ripetere i termini corretti, ma occorre mostrarne il significato. Se poi il docente domanda che cosa succede a una pozzanghera dopo una giornata di sole, lo studente deve usare ciò che ha studiato per interpretare una situazione concreta: in questo caso si lavora sull’applicare. L’attività può diventare ancora più articolata se si chiede agli alunni di osservare un disegno del ciclo dell’acqua, riconoscere le varie fasi e spiegare il rapporto tra una fase e l’altra: qui la richiesta si sposta verso l’analizzare. Infine, si può proporre una consegna più aperta, come la realizzazione di un cartellone illustrato o di un breve racconto sul viaggio di una goccia d’acqua: in questo caso lo studente crea un prodotto personale a partire dalle conoscenze apprese.

Un esempio nella scuola secondaria

Prendiamo ora una classe della scuola secondaria che sta affrontando la Rivoluzione francese. A un primo livello, il docente può chiedere di indicare una data, un evento o un personaggio chiave: qui si lavora soprattutto sul ricordare. Se invece chiede di spiegare con parole proprie perché la Rivoluzione francese rappresenta una svolta storica, allora la richiesta riguarda il comprendere, perché lo studente deve mostrare di aver colto il senso generale del fenomeno. Se il docente propone di usare le conoscenze apprese per leggere una fonte o spiegare una situazione storica concreta, entra in gioco l’applicare. Quando invece si invita lo studente a distinguere cause economiche, sociali e politiche o a mettere a confronto fasi diverse del processo rivoluzionario, si lavora sull’analizzare. Se poi si domanda quale fase della Rivoluzione abbia inciso maggiormente sul futuro politico europeo e si chiede di motivare la risposta, il livello richiesto è il valutare, perché lo studente deve formulare un giudizio argomentato. Infine, se si propone la realizzazione di una presentazione, di una mappa ragionata o di un testo argomentativo, lo studente è chiamato a creare un elaborato autonomo.

Un esempio applicato a una verifica

La tassonomia di Bloom è molto utile anche nella costruzione delle verifiche, perché aiuta a formulare domande diverse a seconda dell’obiettivo. In una verifica di scienze sul sistema respiratorio, per esempio, una domanda come “Che cos’è la trachea?” accerta soprattutto il livello del ricordare. Una richiesta come “Spiega la differenza tra inspirazione ed espirazione” riguarda invece il comprendere. Se si domanda allo studente di usare ciò che ha studiato per spiegare perché durante uno sforzo fisico il ritmo respiratorio aumenta, si lavora sull’applicare. Una consegna che chiede di osservare uno schema del sistema respiratorio e spiegare il ruolo dei diversi organi implica l’analizzare. Se invece si invita a esprimere un giudizio motivato su quali comportamenti proteggano meglio la salute dell’apparato respiratorio, si entra nel livello del valutare. Infine, una richiesta come la preparazione di una slide informativa o di un breve testo per sensibilizzare i compagni alla prevenzione coinvolge il creare. In questo modo la verifica non si limita a controllare la memorizzazione, ma permette di osservare livelli cognitivi diversi in modo più preciso e coerente.

In sintesi, questi esempi mostrano che la tassonomia di Bloom non serve a complicare la didattica, ma a renderla più chiara. Aiuta il docente a scegliere consegne più consapevoli, a graduare le richieste e a costruire attività e verifiche coerenti con gli obiettivi di apprendimento.

La revisione di Anderson e Krathwohl

Nel 2001 la tassonomia di Bloom è stata rielaborata da Anderson e Krathwohl. La logica generale resta la stessa: organizzare i processi cognitivi in modo progressivo, dal più semplice al più complesso. La revisione, però, rende il modello più operativo e più adatto alla progettazione didattica, perché i livelli vengono espressi come azioni osservabili.

Nella versione rivista, infatti, i livelli sono formulati come verbi: ricordare, comprendere, applicare, analizzare, valutare e creare. Questo passaggio dai sostantivi ai verbi non è solo formale: aiuta il docente a collegare con più facilità la tassonomia alla scrittura di obiettivi, consegne, attività e verifiche.

Una delle differenze più note rispetto alla versione originaria riguarda il livello finale. Nella revisione di Anderson e Krathwohl, creare occupa il gradino più alto del processo cognitivo, mentre nella tassonomia classica la sequenza finale era diversa e includeva synthesis come categoria distinta. Anche per questo la versione rivista è oggi molto usata in ambito didattico: mantiene l’impianto di Bloom, ma lo traduce in una forma più chiara e più spendibile nella pratica scolastica.

In termini semplici, quando oggi a scuola si parla di tassonomia di Bloom, molto spesso ci si riferisce proprio a questa versione aggiornata, perché è quella che si presta meglio alla progettazione per obiettivi e alla costruzione di attività e prove coerenti con il livello cognitivo richiesto.

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